29/10/2006

NAPOLI, E' L'ORA DELLE SCELTE

29 ottobre 2006 - Il Napoli stecca anche la Nona (di campionato) ed incassa un'umiliante sconfitta a Bergamo (Albino e Leffe in totale contano gli abitanti di un grosso condominio partenopeo...) consentendo perfino al vecchio Mondonico di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Di fatto smontata la già risibile tesi del Napoli brutto ma vincente. Risibile perché il secondo posto precedentemente maturato era figlio di un campionato senza vere lepri, tutto appiattito sotto la desolante attesa della rimonta juventina. L'attuale quinto posto, che potrebbe diventare sesto dopo il recupero della stessa Juventus col Brescia, e la desolante media di 1,6 punti a partita, restituiscono ora anche numericamente un responso più consono alla realtà calcistica finora espressa dalla squadra azzurra. Le ultime tre partite contro la pochezza di Vicenza, Crotone e Albinoleffe, stimolano un'analisi seria per il bene del Napoli. E' innegabile che la squadra sia gia cotta, sia mentalmente che fisicamente. Qual è la causa del corto circuito che ha ridotto ad una poltiglia la robusta compagine che aveva estromesso la Juventus dalla Coppa Italia? Il big bang risale all'accettazione supina di Reja di moduli tattici imposti dalla società, in netta frattura col lavoro dell'ultimo anno e mezzo di serie C. La realizzazione di calcio spettacolo non può prescindere dalla precisa scelta degli interpreti, altrimenti si rischia di partorire una serie di dannosissimi equivoci tattici. Quello che doveva essere un pacco dono, cioé il trequartista di qualità, si sta trasformando in una corda da impiccati per Reja. Costretto a malincuore ad uscire dal guscio del confortante 4-4-2, il tecnico goriziano sta compromettendo l'identità calcistica dei suoi uomini alla disperata ricerca di un gioco che sia il giusto compromesso tra spettacolo ed equilibri tattici. Il risultato sinora conseguito è che ora nessuno sa quello che deve fare. La difesa balla con l'anonimo Cellini di turno, il centrocampo non filtra, non costruisce e perde palloni peggio che all'oratorio, l'attacco è isolato, mal supportato ed evanescente. Non si può chiedere ad un bravo imbianchino di improvvisarsi pittore. Reja ha sempre conseguito risultati facendo a modo suo, cioè assestando innanzitutto la fase difensiva per poi conferire libertà d'iniziativa a chi, in campo, aveva nel dna la capacità di creare gioco a prescindere dagli indottrinamenti (vedi il Cagliari di Zola). Il problema è che l'assenza in organico di personalità di spessore, capaci di guidare in campo i compagni, impone a Reja di creare lui il gioco dalla panchina, cosa di cui non è assolutamente capace, come ampiamente dimostrato anche dall'ultimo assetto tattico: un 5-3-2 venduto comicamente per 3-4-1-2. Con questo non intendo deprezzare l'organico del Napoli, che annovera - non dimentichiamolo - potenziali facitori di gioco come Capparella e Trotta stabilmente in panca o tribuna. La verità è che questo organico ha bisogno di una guida ferma e decisa. Di un timoniere capace di indicare con convinzione la strada del gioco. A questo punto sono due le possibili soluzioni. O si aspetta gennaio per rimpolpare caratterialmente il gruppo, con orchestranti idonei a prendere in mano la squadra, o si opta per la svolta tecnica nell'immediato, affidando la pattuglia ad un allenatore più avvezzo a creare gioco col materiale a disposizione. Una scelta che dipende totalmente dalle aspirazioni societarie che - ad ogni caso - sappiamo essere elevate sin nell'immediato. Nonostante quanto voglia farci credere Marino che, per fare da ombrello alle forti pressioni della piazza, parla spesso del Napoli come di una matricola che deve farsi le ossa. Ma la verità è che, in questa B, è più logico che il Napoli milionario di De Laurentiis le ossa, più che farsele, le rompa.

Giodecer

10:10 Scritto da: gio.decer in Sport | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Commenti

grazie mille, buona domenica.

Scritto da: fenila | 29/10/2006

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