06/05/2006

MOGGI, GEA E IL MARCIO DEL PALAZZO: MA NON SAPEVAMO GIA' TUTTO??

NAPOLI - La Gea World, la societa' dei figli di papa' ''illustri'' che cura gli interessi di oltre 200 calciatori e di diversi allenatori, e' nel mirino della procura di Napoli. In realta' al centro dell'attenzione dei pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci, la Gea lo era da un pezzo, almeno dal giugno del 2004 quando l'amministratore delegato del Venezia Franco Dal Cin parlo' di ''una combriccola'' di arbitri controllata dalla societa' che fa riferimento (non e' un mistero per nessuno) a Luciano Moggi.

Fu allora infatti, in quell'estate arroventata dall'ennesimo scandalo scommesse che aveva coinvolto il mondo del calcio, che i pm decisero di iscrivere sul registro degli indagati Luciano Moggi, indicato come il vero ''dominus'' della Gea, nonche' il figlio Alessandro e tutti i soci all'epoca inseriti nella societa'. Per ben due volte in questi anni i pm hanno chiesto e ottenuto dal giudice la proroga delle indagini. L'avvio dell' inchiesta sulla Gea, tecnicamente uno stralcio dell'indagine principale sul calcio scommesse, e' dunque datato, ma la circostanza si e' appresa solo adesso quando sulla vicenda del calcio ''malato'' si sono riaccesi i riflettori in seguito al clamore suscitato dalle intercettazioni telefoniche trasmesse alla Federcalcio e finite sui giornali.

Grave l'ipotesi di reato formulata dai magistrati di Napoli: associazione per delinquere finalizzata alla frode in competizioni sportive. Cosa abbiano scoperto i pm in questi anni sul conto dei componenti del consiglio di amministrazione della Gea non e' dato sapere, dal momento che l'inchiesta e' ancora nella fase coperta dal segreto investigativo. In ogni caso il titolo di reato ipotizzato (associazione per delinquere) ha consentito agli inquirenti di poter disporre intercettazioni telefoniche sulle utenze degli indagati.

Ed e' proprio l' esistenza di queste telefonate a creare, in questo particolare momento che sta vivendo il mondo del calcio italiano, una attesa spasmodica. La fibrillazione e' dovuta alla previsione che le conversazioni finite agli atti della procura di Napoli possano essere ancora piu' scottanti di quelle emerse nell'inchiesta di Torino e trasmesse alla Federcalcio.

Si' perche' le telefonate divenute di pubblico dominio in questi giorni, e che pure appaiono clamorose, coprono il periodo delle amichevoli e delle primissime partite del campionato scorso (poi le intercettazioni si interrompono perche' il giudice non ne autorizza il proseguimento). Le telefonate al centro dell' inchiesta di Napoli si riferiscono invece all'intero periodo del campionato 2004-2005, una fase ancora piu' calda dunque della stagione: la deduzione logica (ma non suffragata al momento di riscontri in ambienti giudiziari) e' che siano al vaglio degli inquirenti conversazioni ancor piu' compromettenti, almeno sotto il profilo della giustizia sportiva. Per conoscerne il contenuto occorrera' comunque attendere il deposito degli atti da parte dei magistrati. Che potrebbe avvenire con l'avviso di conclusione delle indagini, o con eventuali emissioni di misure interdittive o cautelari.
Fonte: ansa.it

Sicuramente le verità scoperte, che hanno indotto i giudici a formulare un capo d'imputazione così pesante, avranno una consistenza decisamente maggiore di cio' che abbiamo letto sulle intercettazioni telefoniche. Da queste ultime, infatti, non trapela nulla di nuovo rispetto a quanto già non si sapesse.
Se da tutto questo marcio continua a salvarsi Carraro (non ha mai saputo né visto niente?), allora nel mondo de calcio c'è solo da tirare la catena.

Giodecer

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