10/05/2007
ACCIDENTI, CARINA LA NUOVA VESTE GRAFICA...
Mi sta quasi quasi tornando la voglia di scrivere ;-)
16:55
Scritto da: gio.decer
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29/10/2006
NAPOLI, E' L'ORA DELLE SCELTE
29 ottobre 2006 - Il Napoli stecca anche la Nona (di campionato) ed incassa un'umiliante sconfitta a Bergamo (Albino e Leffe in totale contano gli abitanti di un grosso condominio partenopeo...) consentendo perfino al vecchio Mondonico di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Di fatto smontata la già risibile tesi del Napoli brutto ma vincente. Risibile perché il secondo posto precedentemente maturato era figlio di un campionato senza vere lepri, tutto appiattito sotto la desolante attesa della rimonta juventina. L'attuale quinto posto, che potrebbe diventare sesto dopo il recupero della stessa Juventus col Brescia, e la desolante media di 1,6 punti a partita, restituiscono ora anche numericamente un responso più consono alla realtà calcistica finora espressa dalla squadra azzurra. Le ultime tre partite contro la pochezza di Vicenza, Crotone e Albinoleffe, stimolano un'analisi seria per il bene del Napoli. E' innegabile che la squadra sia gia cotta, sia mentalmente che fisicamente. Qual è la causa del corto circuito che ha ridotto ad una poltiglia la robusta compagine che aveva estromesso la Juventus dalla Coppa Italia? Il big bang risale all'accettazione supina di Reja di moduli tattici imposti dalla società, in netta frattura col lavoro dell'ultimo anno e mezzo di serie C. La realizzazione di calcio spettacolo non può prescindere dalla precisa scelta degli interpreti, altrimenti si rischia di partorire una serie di dannosissimi equivoci tattici. Quello che doveva essere un pacco dono, cioé il trequartista di qualità, si sta trasformando in una corda da impiccati per Reja. Costretto a malincuore ad uscire dal guscio del confortante 4-4-2, il tecnico goriziano sta compromettendo l'identità calcistica dei suoi uomini alla disperata ricerca di un gioco che sia il giusto compromesso tra spettacolo ed equilibri tattici. Il risultato sinora conseguito è che ora nessuno sa quello che deve fare. La difesa balla con l'anonimo Cellini di turno, il centrocampo non filtra, non costruisce e perde palloni peggio che all'oratorio, l'attacco è isolato, mal supportato ed evanescente. Non si può chiedere ad un bravo imbianchino di improvvisarsi pittore. Reja ha sempre conseguito risultati facendo a modo suo, cioè assestando innanzitutto la fase difensiva per poi conferire libertà d'iniziativa a chi, in campo, aveva nel dna la capacità di creare gioco a prescindere dagli indottrinamenti (vedi il Cagliari di Zola). Il problema è che l'assenza in organico di personalità di spessore, capaci di guidare in campo i compagni, impone a Reja di creare lui il gioco dalla panchina, cosa di cui non è assolutamente capace, come ampiamente dimostrato anche dall'ultimo assetto tattico: un 5-3-2 venduto comicamente per 3-4-1-2. Con questo non intendo deprezzare l'organico del Napoli, che annovera - non dimentichiamolo - potenziali facitori di gioco come Capparella e Trotta stabilmente in panca o tribuna. La verità è che questo organico ha bisogno di una guida ferma e decisa. Di un timoniere capace di indicare con convinzione la strada del gioco. A questo punto sono due le possibili soluzioni. O si aspetta gennaio per rimpolpare caratterialmente il gruppo, con orchestranti idonei a prendere in mano la squadra, o si opta per la svolta tecnica nell'immediato, affidando la pattuglia ad un allenatore più avvezzo a creare gioco col materiale a disposizione. Una scelta che dipende totalmente dalle aspirazioni societarie che - ad ogni caso - sappiamo essere elevate sin nell'immediato. Nonostante quanto voglia farci credere Marino che, per fare da ombrello alle forti pressioni della piazza, parla spesso del Napoli come di una matricola che deve farsi le ossa. Ma la verità è che, in questa B, è più logico che il Napoli milionario di De Laurentiis le ossa, più che farsele, le rompa.
Giodecer
10:10
Scritto da: gio.decer
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24/09/2006
NAPOLI: SCACCO ALLA CRISI IN CINQUE MOSSE
A questo Napoli sono bastate tre partite perché le illusioni dei tifosi si afflosciassero come un palloncino caduto sui cactus. Ma chi si era esaltato per le vittorie di inizio stagione non se ne vergogni: il calcio va goduto anche attimo dopo attimo, altrimenti non si dovrebbe neanche esultare per un gol prima che l'arbitro sancisca la fine dell'incontro. Così come sarebbe inutile, se non dannoso, sparare sul pianista adesso, quando la lettura dello spartito è appena agli inizi. Marino, dopo il pari con la Triestina, si è saggiamente offerto di accogliere le critiche costruttive, ed è senz'altro questa la strada da seguire nel lungo processo di crescita del sodalizio partenopeo. Le insulse polemiche da gregge, dettate da intuizioni a dir poco superficiali, vanno intese per quello che sono: moti dannosi, ma purtroppo ineluttabili, di qualsiasi piazza. Un esempio concreto? La puerile dicotomia, individuata da qualche mente eccelsa, che vede Calaiò interprete del bene e Reja incarnazione del male. Basterebbe aver vissuto le vicende azzurre degli ultimi due anni con un barlume di ragione, anziché esclusivamente con le viscere, per sapere che Calaiò è stato avviato sulla strada della completezza umana e professionale proprio da Reja, come lo stesso bomber ha onestamente riconosciuto. Ciò non esclude le evidenti responsabilità dell'allenatore nell'attuale caos tecnico-tattico della squadra, ma suggerisce quantomeno rispetto e fiducia verso un professionista che in B dispone - tra l'altro - di un invidiabile pedigree. Le ultime tre partite hanno fornito informazioni essenziali sulla crisi del Napoli, suggerendo però anche le opportune contromosse. Primo: De Zerbi non ha un sostituto naturale nel ruolo di rifinitore; se non gioca lui, il 4-3-1-2 va riposto con cura nel cassetto, perché sarebbe matematicamente arido di rifornimenti per le punte. Questo significa che senza De Zerbi è imprescindibile il ricorso al modulo con gli esterni alti, perché qualcuno che guadagni il fondo (o almeno tenti) non può non esserci. Secondo: occorre chiarire una volta per tutte la posizione in campo di Bogliacino che, già fisicamente in ritardo di suo (come nello scorso campionato, prima che fosse acclamato addirittura degno erede di Fontana), sembra vittima di discordanti indicazioni tattiche, che gli impongono di variare collocazione e compiti ad ogni partita. Ma l'organico attuale del Napoli non ammette alternative credibili, pertanto va da sé che l'uruguagio debba giocoforza essere piazzato come metronomo davanti alla difesa, aiutandolo a prendere coscienza del ruolo. Terzo: è evidente che, alla lunga, la fascia di capitano abbia prodotto più danni che benefici a Montervino. Un sano periodo dietro le quinte gli regalerebbe il tempo di riflettere su dove era e dove rischia di andare. E sulla necessità di tornare a comunicare col gesto atletico invece che con quello plateale. Il suo sostituto naturale, Amodio, al momento offre ben altre garanzie di rendimento ed umiltà. Quarto: considerato il lampante ritardo di condizione dei giocatori azzurri, costretti ad arrancare dietro ad onesti quanto sconosciuti pedatori di categoria, è lecito chiedersi se ciò sia dovuto ad un errore nella preparazione o ad una precisa taratura dei carichi di lavoro in funzione della lunghezza del campionato. Si ponga urgentemente rimedio, nel primo caso; si attenda con pazienza il naturale recupero di brillantezza, nel secondo. Quinto: la scarsa forma dei centrocampisti sta compromettendo l'affidabilità della fase difensiva. Oltre a quanto già detto su Bogliacino e Amodio, urge affinare i meccanismi di interscambio e sovrapposizione dei mediani con gli esterni bassi, affidando a questi ultimi l'onere di generare gioco sulle fasce, previa opportuna copertura. Il tempo per recuperare il ruolo consono alle aspettative il Napoli lo ha. Basta avere le idee chiare.
Giodecer
18:12
Scritto da: gio.decer
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